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Arcadia Center, Milano. Intervista all’architetto Giuseppe Tortato

Interviste

1 aprile 2020

Arcadia Center, Milano. Intervista all’architetto Giuseppe Tortato

Un ambizioso progetto di rigenerazione urbana dove la luce si conferma parte integrante del linguaggio architettonico.

Situato a nord ovest nell’automotive district di Milano, l’edificio degli anni ‘70 è stato rinnovato attraverso una sorprendente architettura di design, dove le linee sinuose della facciata si fondono perfettamente con quelle spigolose del restante corpo di fabbrica.

Passiamo subito all’intervista dell’architetto Giuseppe Tortato, per uno zoom sul progetto Arcadia Center e sulle scelte illuminotecniche.

Arcadia Center Giuseppe Tortato Architect

Qual è stata l'ispirazione e i criteri che hanno condotto la progettazione dell'Arcadia Center?

L’obiettivo del nostro studio è di realizzare edifici che dialoghino con il contesto, portando valore all’intero comparto in cui si inseriscono. Edifici che diventino motivo di orgoglio e senso di appartenenza per chi li utilizzi e allo stesso tempo possano diventare icona e volano di rinascita di aree urbane, creando in questo modo un consenso. Architetture “vere” non semplicemente iconiche, dove gli spazi interni sono sviluppati con una "progettazione sensoriale" basate sul percepito dai sensi.

Il progetto dell’Arcadia Center è il frutto di un connubio tra trasparenze dell’edificio, nell’ottica di una progettazione di design, ed esigenze di schermature nei momenti di maggiore luminosità e carico solare. In questo caso l’utilizzo delle tecnologie moderne, tra cui anche l’illuminazione LED che ha garantito una qualità ambientale difficilmente raggiungibile con i vecchi sistemi di illuminazione assicurando una temperatura costante della luce, è stato fondamentale perché ha supplito ai vincoli urbanistici dettati dal posizionamento dell’edificio.

Definiamo la nostra progettazione di tipo olistica che considera l’edificio sotto tutti i punti di vista, della luce, dell’aria, dell’acustica, che preveda la presenza di elementi naturali e del verde in particolare, e che si focalizzi sulla verifica della salute fisica e del benessere mentale degli abitanti del costruito, sia esso di tipo lavorativo che residenziale. Il mercato chiede sempre di più edifici salubri per i quali il progettista virtuoso è chiamato a mettere in campo tutte le proprie competenze, sia a livello tecnologico che di conoscenza a livello progettuale.

Arcadia Center Giuseppe Tortato Architect Outdoor

Come ha immaginato la luce in questo progetto architettonico?

Come in tutti i nostri progetti abbiamo immaginato, per Arcadia center, prima di tutto un’illuminazione di base che garantisse una luce diffusa in tutti gli ambienti, il più possibile uniforme e priva di effetti di abbagliamento o di aree in ombra.

Una sorta di “luce di posizione” in riferimento al settore automotive, che consente di usare gli spazi con una luce presente ma “invisibile”. Per questa parte privilegiamo corpi illuminanti come le strisce LED che non si vedono.

Per le attività specifiche usiamo corpi illuminanti di solito sospesi che caratterizzano gli ambienti anche dal punto di vista scenografico. Per esempio, all’interno della “lanterna” abbiamo usato la sospensione Pool, oppure nella zona reception la Tour, per dare dinamicità agli ambienti.

Dedicata agli spazi esterni dell’edificio c’è anche la cosiddetta “luce serale”, ovvero soluzioni illuminotecniche il cui scopo è quello di far emergere l’edificio nelle ore notturne, esaltandone le forme. In questo caso, per enfatizzare il perimetro dell’edificio, abbiamo privilegiato linee LED. Anche per la “lanterna” posta all’ultimo piano, una sorta di astronave atterrata sul tetto che di giorno appare quasi completamente opaca mentre di notte, grazie alla luce, si accende e a sorpresa prende vita.


Se lo aspettava così l'effetto illuminotecnico una volta finito l'edificio? È stato cambiato qualcosa in corso d'opera?

Il progetto originale prevedeva un tubo led luminoso che percorresse lo scuretto che separa i fascioni a metà. L’effetto voluto era quello di dare un’ulteriore dinamicità all’edificio. Non è stato realizzato perché si temeva la deformazione dei LED a causa dell’elevata irradiazione solare nelle ore centrali del giorno.

Arcadia Center Giuseppe Tortato Architect Thin66

Quali sono state le scelte che hanno portato all'utilizzo di prodotti Linea Light Group?

Linea Light Group per noi è un partner già da qualche anno e la collaborazione con quest’azienda è un connubio che abbiamo valutato di portare avanti per diverse ragioni. Prima di tutto per la qualità del prodotto e per l’ottimo rapporto qualità/prezzo. Poi anche per il servizio post-vendita. E infine, perché vogliamo privilegiare il prodotto nazionale.


Come immaginava l'area office? Perché ha scelto lampade di design e di illuminazione professionale per questo ambiente?


Nel momento in cui si progetta un’area office è ovvio pensare a un prodotto professionale dalle ottime performance, con caratteristiche tali, come l’UGR controllato, che agevolino il benessere di chi lavora in quello spazio. È la progettazione sensoriale di cui parlavo all’inizio e che contempla aspetti come un’illuminazione di qualità, un buon design dell’arredo e un’adeguata aerazione/climatizzazione dell’ambiente. Dal punto di vista specifico dell’illuminazione, la tecnologia che è disponibile oggi permette di migliorare ulteriormente la qualità dell’ufficio e di incrementare la produttività e la soddisfazione di chi lavora.

Infine, da non tralasciare l’aspetto del design, che dà un ulteriore valore aggiunto. L’evoluzione tecnologica ha portato allo sviluppo di corpi illuminanti dalle dimensioni ridotte che si integrano perfettamente all’interno dell’edificio, valorizzando il progetto d’interior.

Arcadia Center Giuseppe Tortato Architect Thin66 02

Perché ha scelto il nostro prodotto Thin66 per il cornicione esterno?

Perché trovo che Thin66 sia un elemento lineare adattabile, in grado di sottolineare perfettamente le geometrie dell’edificio. È molto sottile (appena 12mm della base e solo 18mm di altezza) e questo permette di utilizzarlo a plafone su pareti e soffitti preesistenti. Può coprire lunghe distanze (perché è possibile collegarlo in serie) e questo permette di ottenere un fascio di luce omogeneo, una sorte di “passerella di luce” che segue le linee dell'edificio, esaltandole.


Studio Giuseppe Tortato Architetti

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